Domande frequenti

Il gatto smarrito
Il mio gatto potrebbe essere ancora vicino a casa anche se lo chiamo e non risponde?
Sì. Quando un gatto subisce un displacement, cioè si allontana o viene spostato rispetto al luogo abituale in cui vive, tende spesso a chiudersi, nascondersi e non rispondere al richiamo.
Non esistono regole assolute e ogni caso è diverso, ma statisticamente è molto più frequente che un gatto smarrito rimanga in silenzio, anche quando sente la voce del proprietario.
Quanto lontano può essere andato il mio gatto?
Dipende soprattutto dalle sue abitudini.
Se si tratta di un gatto indoor, è molto probabile che si trovi ancora a poche decine di metri da casa. Un gatto outdoor, invece, può trovarsi statisticamente più lontano.
È utile chiamarlo continuamente?
No, è una pessima idea.
Chiamarlo continuamente può spaventarlo e spingerlo a nascondersi ancora di più. Può inoltre produrre il cosiddetto “effetto pifferaio magico”, facendo sì che il gatto si disorienti ulteriormente.
Devo lasciare del cibo fuori casa?
Nel caso di un gatto indoor smarrito può essere una buona idea, a condizione che sia possibile monitorare chi mangia quel cibo.
Lasciarlo senza alcun controllo non permette di sapere se sia stato consumato dal gatto che si sta cercando oppure da altri animali.
La lettiera fuori casa è utile?
No. Nel caso di un gatto smarrito, mettere la lettiera fuori casa è una delle idee peggiori.
La lettiera può attivare i gatti del vicinato, aumentandone la territorialità e inducendoli a scacciare proprio il gatto smarrito.
Che differenza c’è tra un gatto indoor e un gatto outdoor quando si smarriscono?
Un gatto indoor tende a trovare un nascondiglio e a iniziare da subito una nuova vita nei pressi di quel rifugio, almeno fino a quando qualcosa non lo allontana.
Un gatto outdoor, invece, se possibile fa di tutto per tornare a casa, ma non riesce a rientrare perché qualcosa ha interrotto la sua routine oppure gli impedisce di completare il percorso abituale.
Che cosa devo fare dopo un avvistamento?
La cosa migliore è verificare l’avvistamento con l’aiuto di un pet detective.
Non bisogna correre immediatamente sul posto sperando di fare la posta al gatto e vedere se si tratta davvero di lui. Un comportamento del genere rischia di disturbare l’animale e compromettere la verifica.
Su internet ho trovato consigli che suggeriscono di cercare il gatto nei luoghi “tanosi”. Sono consigli validi?
No. Cercare di stanare un gatto è sempre una pessima idea.
Si rischia soltanto di fargli considerare quel nascondiglio non più sicuro, spingendolo ad abbandonarlo e ad allontanarsi ulteriormente.
Qual è il primo posto in cui dovrei cercare un gatto smarrito?
Dentro casa.
È il luogo che viene più spesso sottovalutato e nel quale, almeno nel 30-40% dei casi, il gatto si è semplicemente nascosto. Riceviamo spesso chiamate da persone che, uno o due giorni dopo, lo ritrovano dentro un armadio o in un altro nascondiglio domestico.
Prima di iniziare qualsiasi ricerca all’esterno bisogna quindi essere più che certi che il gatto non si trovi ancora in casa, soprattutto quando l’abitazione offre molti possibili nascondigli.
È possibile ritrovare un gatto anche se è deceduto?
A determinate condizioni, sì.
In alcuni contesti è possibile utilizzare torce particolari che permettono di rilevare eventuali tracce di sangue. In altri casi possono essere utili segnali olfattivi, oppure, in specifici ambienti rurali e in particolari condizioni, il drone termico o software di intelligenza artificiale.
Rimane comunque un’ipotesi residuale e notevolmente più difficile rispetto alla ricerca di un gatto vivo.
È più difficile ritrovare un cane o un gatto?
È più difficile individuare un gatto, perché viene segnalato con molta meno facilità rispetto a un cane, almeno nel Nord Italia.
Un cane è spesso più facile da individuare, ma è generalmente molto più difficile da catturare, perché ha una forte diffidenza verso le gabbie e i luoghi chiusi. Il gatto tende invece a superare più facilmente questa diffidenza.
Il metodo di ricerca
Quando è utile una fototrappola?
La fototrappola è utilissima ogni volta che si vuole accertare o verificare la presenza di un gatto libero di muoversi in una determinata zona.
Permette di raccogliere informazioni senza dover rimanere fisicamente sul posto e senza disturbare direttamente l’animale.
Il drone termico può trovare il gatto?
Dipende dal contesto.
In ambienti urbani o residenziali il drone termico ha scarse probabilità di individuare un gatto, perché esistono moltissimi nascondigli che ne schermano la firma termica.
In contesti rurali o più aperti, invece, può avere un suo senso e diventare uno degli strumenti utilizzabili nella ricerca.
Quando serve una gabbia di cattura?
Quando la presenza del gatto in un determinato luogo è ormai certa.
È importante non utilizzare mai gabbie a pedana, che sono pericolose e hanno un’altissima probabilità di compromettere definitivamente la cattura.
La soluzione corretta è affidarsi a un professionista di comprovata esperienza, che collochi e azioni personalmente una gabbia trappola domotizzata, dotata di telecamere e radiocomando. Solo in questo modo è possibile effettuare una cattura selettiva e molto più sicura.
Mi hanno proposto di cercare il mio gatto con la telepatia animale, la comunicazione animale o il channeling. Sono metodi validi?
No. Sono metodi assolutamente non scientifici e, nella quasi totalità dei casi, si tratta di truffe.
Diffidate sempre da chi sostiene di aver ritrovato un animale grazie alla telepatia animale, alla comunicazione animale o al channeling.
Perché non utilizzate cani molecolari?
Non utilizziamo i cosiddetti cani molecolari perché non li riteniamo uno strumento di ricerca sufficientemente affidabile.
Non esistono enti ufficiali che certifichino la capacità di un cane di ritrovare animali smarriti e, al momento, non risultano squadre con uno storico di ritrovamenti documentato, verificabile e oggettivamente riconosciuto.
Preferiamo quindi affidarci a metodi che abbiano uno storico di risultati comprovato.
Un cercatore vale l’altro?
No, assolutamente.
L’esperienza conta moltissimo, così come conta lo storico dei ritrovamenti. Sono questi i primi elementi da valutare.
Affidarsi a una persona incapace può significare perdere giorni preziosi, che nella ricerca di un animale smarrito, e specialmente di un gatto, valgono oro.
Perché non formate nuove persone in modo da coprire aree più vaste?
Perché è estremamente difficile trovare persone che rispettino i nostri standard qualitativi.
Non è sufficiente la sola preparazione tecnica. Servono anche elevati standard etici, affidabilità, compatibilità con il nostro modo di lavorare, lealtà e un adeguato livello di impegno verso questo lavoro.
Durante la ricerca sarai ogni giorno presente sul territorio a cercare il mio gatto?
No.
Sarò presente durante il sopralluogo e la collocazione delle fototrappole, durante l’eventuale volo del drone e nel momento della cattura.
Per il resto, il mio lavoro consiste nell’indirizzare e coordinare la ricerca a distanza. Sono fisicamente presente quando è necessario svolgere un’operazione che richiede il mio intervento sul territorio.
Quanto può durare una ricerca?
È molto difficile dare una risposta, perché dipende dalle condizioni iniziali e da come si evolve il caso.
Ci sono stati gatti catturati entro dodici ore dalla scomparsa e altri per i quali sono stati necessari quasi due mesi.
Non esiste quindi una durata fissa: ogni ricerca ha tempi propri.
Puoi garantire il ritrovamento?
No, non è possibile garantire il ritrovamento.
È però possibile fare una valutazione statistica basata sui risultati ottenuti personalmente in casi analoghi. Se un caso presenta condizioni molto simili a quelle di altri casi già affrontati, è possibile indicare quante volte, storicamente, siamo riusciti a riportare a casa il gatto in situazioni dello stesso tipo.
Non abbiamo una sfera di cristallo. Possiamo però ragionare sulla base di uno storico reale di ritrovamenti.
Il servizio
Come viene valutata una richiesta di intervento?
Ogni richiesta viene valutata considerando diversi fattori: le concrete probabilità di successo, il tempo trascorso dallo smarrimento, il tipo di gatto e il suo stato di salute.
La distanza è un elemento determinante. Più il luogo della scomparsa è lontano, più la ricerca diventa complessa e diminuiscono le probabilità che possiamo intervenire. Quando la distanza raggiunge diverse centinaia di chilometri, l’intervento può diventare quasi impossibile.
Viene inoltre valutato quanto la persona si dimostri equilibrata e collaborativa, perché una ricerca richiede necessariamente cooperazione e rispetto delle indicazioni operative.
Segui ogni caso?
No, è impossibile seguire ogni caso.
Per mantenere elevati i nostri standard professionali, il numero di ricerche seguite contemporaneamente deve necessariamente essere limitato. Personalmente tendo a non seguire più di due o tre casi alla volta, in modo da poter dare il massimo in ciascuno di essi.
Si forma quindi inevitabilmente una lista d’attesa, che procede man mano che i casi già in corso vengono chiusi, positivamente o negativamente.
Ti occupi solo di gatti?
No. Mi occupo anche di cani e, entro certi limiti, di altri animali.
Ho però una particolare propensione verso la ricerca dei gatti. È l’ambito nel quale sono maggiormente specializzato, quello che mi riesce meglio e per il quale sono conosciuto.
Quali zone coprite?
Insieme ai miei colleghi Marco Fanti e Aliai Caproni seguiamo gran parte del Nord Italia, oltre a Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio e Marche.
Gli interventi a distanze maggiori devono essere valutati e concordati volta per volta. Più aumenta la distanza, più diminuisce la probabilità che sia concretamente possibile seguire il caso.
Quanto costa una ricerca?
È impossibile stabilire un prezzo uguale per tutti.
Il costo dipende dalle caratteristiche del singolo caso, dal tipo di gatto, dal numero di giorni necessari e, soprattutto, dalla distanza.
La cosa migliore è compilare senza impegno il modulo di richiesta informazioni. Se sarà possibile seguire la ricerca, verrà inviato un preventivo specifico per quel caso.
Perché ci mettete così tanto a dare una risposta?
Perché riceviamo letteralmente decine di richieste ogni giorno.
Anche solo analizzare un caso per capire se sia possibile intervenire richiede tempo. Bisogna leggere le informazioni, valutare la situazione, contattare le persone e preparare una risposta.
Se rispondessimo immediatamente a tutti, non avremmo materialmente il tempo di seguire le ricerche già in corso. Per questo motivo esiste inevitabilmente una piccola lista d’attesa ed è necessario avere un po’ di pazienza.
Storie e contatti
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